Le statistiche mostrano che oltre il 90 % dei siti web e le aziende online utilizzano i contents marketing per promuovere il loro business online. Questi siti web utilizzano i contents per vari motivi ed in diversi modi, ma l'obiettivo finale è quello di raggiungere il loro target di riferimento in modo efficace ed aumentare la visibilità online del marchio .

E tu, stai usando i contens marketing in modo efficace ?

Un nuovo studio della società eMarketer afferma che è prevista una crescita della spesa per gli annunci a pagamento del 27% 2011-2012, rispetto ai 15,36 miliardi dollari a 19,51 miliardi dollari. Ed entro il 2016, si prevede di raggiungere quasi 30 miliardi di dollari all'anno.

Google manterrà inoltre quota dominante degli annunci di ricerca a pagameto passano al 77,9%, dal 74,4% di share nel 2011.

Entro il 2014, ad Google la quota di ricerca degli annunci a pagamento è destinato a crescere a quasi dell'80%.

Per Yahoo search marketing si prevede una crescita dal 7% di share nel 2011 all’ 8,7% nel 2014.

Volunia è il nuovo motore di ricerca completamente italiano

Il concetto è il seguente: l’utente vive ora ingabbiato, ingabbiato su Google, su Twitter, Facebook, su YouTube, bloccato in un mini-mondo pienissimo di idee e novità ma allo stesso tempo limitatissimo, dove nulla o quasi di ciò che non viene condiviso su quella piattaforma esiste veramente. E su questo siamo completamente d’accordo.

Fiumi di tweet che non si riescono quasi mai a leggere, diari di Facebook stracolmi di cuoricini e stelline, frasi celebri e citazioni personali che semplicemente rimbambiscono l’utente.

Ecco dunque il concetto di Volunia, un’unione delle parole “Volare sulla Luna”: uscire dalle gabbie, vedere le cose dall’alto, liberi, sostanzialmente.

Volunia si pone come un misto di motore di ricerca e di social network. Il motore di ricerca serve ovviamente a trovare risorse e documenti, ma la novità “rivoluzionaria”, almeno nelle intenzioni dei creatori, è che nel momento in cui si finisce su un sito web, questo viene spezzettato, tagliato a fettine e diviso in aree di interesse, e in una barra a destra, si possono vedere i profili di utenti che in quel preciso momento stanno consultando la stessa risorsa.

Vado su Repubblica.it e tutto viene diviso in sezioni, fra cui scelgo quella di politica, e trovo i commenti su Mario Monti e via andare. Ovviamente posso partecipare, rispondere, farmi delle amicizie.  Il concetto è: cerca una risorsa ed incontra le persone che, come te, stanno guardando/cercando/commentando la stessa cosa.

Volunia si presenta quindi come un tentativo di creare una piattaforma sovra-web, dove gli utenti vedono le cose da un’altra prospettiva perchè la struttura di scambio dati non è confinata in un solo sito ma è generale e superpartes, dove l’incontro con gli altri internauti non in un solo social network ma in un flusso soprastante, permette di conoscere giudizi imparziali sulla bontà di quello che si sta leggendo, e di scambiare informazioni con persone in quel momento vicinissime a noi, per via dell’interesse comune.

Come dice lo stesso creatore: “Io non propongo un motore che abbia 5 cavalli più degli avversari, io dico di prendere l’elicottero”.

Nel mondo dell’advertising c’è un vecchio proverbio che dice: “So che la metà dei soldi spesi in pubblicità sono buttati via, il guaio è che non so quale metà sia”.

Dopo anni di analisi abbiamo la certezza che gli annunci pubblicitari sotto forma di banners sono quelli che convertono meno.

Ad affermarlo è comScore, che in uno studio effettuato su 381.000 domini e 1,7 miliardi di impression ha rilevato che:

• Il 69% di tutti gli annunci pubblicitari è considerato “in-view” (ovvero è stato visualizzato per almeno 1 secondo). Il restante 31%, invece, non è mai stato visto dall’utente. Queste percentuali variano da sito a sito, passando da un minimo del 7% ad un massimo del 91%

• Una media del 4% degli annunci (con punte massime del 15%) viene esposto al di fuori dei “confini” della campagna pubblicitaria. Ciò significa che quei banner vengono visti in mercati dove il prodotto/servizio non viene venduto, e pertanto sono sprecati

• Il 72% delle campagne oggetto dello studio ha avuto almeno qualche banner pubblicato vicino a contenuti considerabili “not brand safe” per l’inserzionista, ovvero discutibili dal punto di vista del brand. Come dire che, potenzialmente, il marchio esposto sul banner potrebbe uscire danneggiato dal contenuto che lo circonda

Negli anni abbiamo visto che i banner vengono cliccati sempre meno. Ora scopriamo che 1/3 di questi non viene nemmeno mai visto.

Speriamo solo che gli inserzionisti non leggano questo post, e che continuino a seguire la sacra regola di Henry Ford: “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi, è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo”.

La Keyword density è il rapporto in percentuale tra una determinata keyword ed il resto delle parole presenti in una pagina internet.

La keyword density ideale non esiste, molti pensano che ci sia una sorta di ricetta, come quella per fare i biscotti, e che se la segui alla lettera potrai posizionarti al primo posto in Google.

E invece non funziona così, non è così che funzionano i motori di ricerca.

I moderni search engine – o almeno Google – sono fatti in modo che la prima volta che menzioni una parola il motore pensa “Hey, interessante, parla di questo termine”, e quando ripeti nuovamente la parola “OK, si parla ancora di questo”; ma quando inizi ad inserire il termine troppe volte, non ti aiuta più di tanto. Il beneficio incrementale non è così evidente.

E se insisti a ripetere il termine più e più volte, rischi di finire nell’area del keyword stuffing, dei contenuti senza senso, o cose del genere.

Pertanto, la prima o seconda volta che citi un termine, potrebbe esserti d’aiuto per il ranking; ma questo non vuol dire che inserirlo 7 o 8 volte ti farà scalare posizioni.

Il modo corretto di porsi è dunque questo:

• pensa alle parole chiave che ti piacerebbere avere nel tuo documento
• assicurati che il documento sia abbastanza lungo per poterci inserire le keyword in un modo naturale, e non in modo artificiale
• leggi il documento ad alta voce, oppure leggilo a qualcuno o fattelo leggere da qualcuno, e chiedigli: “Trovi ci sia qualcosa di artificiale/artificioso o che sembra contorto e poco chiaro?” Se la lettura risulta naturale e chi ascolta non ne risulta infastidito, allora hai fatto un buon lavoro

Riassumendo, non esiste una regola ferrea: se c’è chi lo dice, è perché potrebbe cercare di venderti un “keyword density software” o qualcosa del genere.

Assicurati solamente di inserire nella pagina le parole chiave che desideri, e che il documento sia leggibile in modo naturale.

Ieri Google ha ufficialmente inaugurato Google Instant, una tecnologia di ricerca che cambierá molte cose nella vita degli utenti e dei SEO.

Con Google Instant i risultati si aggiornano mano a mano che scrivi, dandoti molta piú velocitá nelle ricerche e meno margine di errore di mispelling.

Como funziona. Vai su google.com/instant/ e provalo. Per provarlo devi entrare nel tuo account google sennó non funziona (per ora).

Ma vediamo cosa cambia ai fini del SEO.

1- Piú long tail perché google ti suggerisce ricerche a cui non avresti mai pensato.

2- meno misspelling

3- sará sempre piú importante entrare nei primi 5 posti dei risultati di ricerca, anche perché i risultati organici staranno sempre piú in basso visualmente e la gente sará sempre piú portata a cliccare nei primi risultati.

4- cambi in adwords: http://adwords.google.com/support/aw/bin/answer.py?hl=en-uk&answer=187309

le impressioni ora si contano se la gente clicca in una query o si fermano piú di 3 secondi su una.

5- Sicuramente il Google Webmaster Tools conterá piú impressioni nelle ricerche di quelle che effettivamente sono.

Beh allora iniziamo tutti un po’ a giocare con google Instant e vedere un po’ come cambierá il SEO nei prossimi mesi/anni.

I produttori dei browser spessono ricevono accuse sulla velocità dei loro browsers.

Gli utenti non sanno che, anche inconsapevolmente, durante alcuni download vengono installati plugins di terze parti.

I Plugins sono i veri responsabili del rallentamento dei browsers.

Per questo motivo Mozilla, proprietario di Firefox ha deciso di stilare una classifica, aggiornata automaticamente ogni settimana, che mostra l’impatto sulle prestazioni dei 100 plugins più popolari.

Da una prima analisi è emerso che l’estensione che più delle altre rallenta la partenza di Firefox è una delle più popolari: Firebug!

A breve Mozilla fornirà un’avvertenza per tutte quelle installazioni che ritardano l’avvio di oltre il 25%.

Inoltre, in una delle prossime versioni - forse Firefox 5 - gli utenti saranno obbligati ad approvare esplicitamente l'installazione di un'estensione di terze parti, al momento i software aggiungono a Firefox toolbar e altra "spazzatura" senza nemmeno chiedere il permesso.

 

 

17 celebri musei mondiali aprono le sale ai propri visitatori senza muoversi da casa grazie al Google Art Project.

Il nuovo servizio di Google si chiama Art Project ed utilizza la stessa tecnologia di Street View.

Chiunque attraverso il proprio browser potrà passeggiare all’interno dei celebri musei e ammirare i capolavori in altissima risoluzione.
I musei più visitati sono il Moma di New York, la Galleria degli Uffizi e il Museo d'Arte Moderna, la Tate Gallery di Londra e la Reggia di Versailles.
Disponibili per i navigatori anche le immagini e le informazioni di 1061 opere.

L’altissima risoluzione permette di ingrandirle per visualizzare al meglio i dettagli.

Il sito dove fare le visite ai musei è: http://www.googleartproject.com

Prima di Natale, Google aveva dichiarato che avrebbe cercato di rendere più difficile la vita a quanti usano il motore di ricerca per scovare contenuti illegalmente condivisi.

Ora la promessa è diventata realtà, anche se l'efficacia degli accorgimenti è quantomeno dubbia.

Google ha infatti eliminato l'autocompletamento per tutti quei termini che hanno il potere di irritare i detentori del copyright: in pratica, digitando Rapid, Google non suggerisce più RapidShare né, scrivendo torr, Google propone torrent.

Nella lista dei termini proibiti ci sono anche Megaupload, BitTorrent e uTorrent. I pirati pigri sono così sistemati.